06/05/17

Azzurrina miti di Romagna



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Come avrete capito non mi piace annoiarmi e allora per non farmi mancare nulla, in una noiosa serata invernale decido di fare il corso per marshall ed è di qui che vi voglio raccontare la storia di oggi che si ambienta nella nostra bellissima romagna
Siamo a PoggioTorriana per una gara di auto d'epoca, il panorama è mozzafiato, in lontananza si vede la famosa fortezza di Montebello dove viveva Guendalina
Tanti turisti che passavano, si fermavano e mi chiedevano scusi il castello di Azzurrina.....ed ecco riaffiorare in me alcuni ricordi di questa leggenda!............

Guendalina figlia di un certo Uguccione, feudatario di Montebello, fu la protagonista di un triste fatto di cronaca.
Il 21 giugno del 1375 nella vecchia Fortezza, la bimba scomparve e non venne mai più ritrovata.
Ma perché se ne parlò tanto? Un raccoglitore di storie del XVII secolo fermò così, su carta,quella che, ormai, era già una leggenda: Azzurrina. 


“… aveva gli occhi color del cielo e i capelli chiari coi riflessi azzurrini …”


Da qui dunque deriva il soprannome di Guendalina e la sua suggestione, da un ‘vero’ fenomeno che, se visto più da vicino, si scopre risultato di una tinta venuta male, perché la bambina nacque, in realtà, con capelli bianchi: albina. 
La diversità è una cosa che spaventa l’uomo, oggi come un tempo. Il sospetto poi, portato all’estremo, conduce a volte, a credere in estremi rimedi. Eliminare il diverso e con esso ciò che rappresenta, può essere visto come una soluzione.
I genitori per difendere (o nascondere) la figlia le tinsero i capelli, ma il bianco dell’albinismo non trattiene il colore, reagisce al pigmento diventando azzurro. Ecco spiegato lo ‘strano’ appellativo ad esso legato. Eppure, il fascino che ancora esercita sui molti visitatori del Castello, sui produttori di trasmissioni televisive, sui semplici curiosi, rimane riposto nell’arcano.
Cosa spinge tanta gente a percorrere le tortuose strade della millenaria rupe, per giungere in fine alla Rocca di Mons Belli? Per scoprirlo riprendiamo il nostro manoscritto seicentesco e continuiamo a leggere: 


“… e si narra che, allo scadere del solstizio estivo di ogni lustro, un suono proveniente da quel sotterraneo cunicolo si faccia ancora sentire.”


Siamo nel 1990, il Castello è aperto a Museo da appena un anno, ciononostante, la leggenda è già di dominio pubblico. C’è chi si schiera subito a sostenerla ciecamente, chi la contesta, molti la temono, altri la deridono, ma tutti ne parlano. 
Allora, il 21 giugno di quell’anno, tecnici del suono interessati a tali episodi effettuano le prime registrazioni. Le apparecchiature sono sofisticate. Tutte le frequenze vengono incise. In sede di studio si procede all’ascolto: tuoni, uno scrosciare violento di pioggia, poi... un suono.
Anno 1995. Sempre 21 giugno. Nuove registrazioni. Stesso suono.
Anno lustro 2000. Ancora 21 giugno. Ancora il solstizio estivo e, ancora, quel suono che si ripete.
Anno 2005... e la leggenda continua a stupire studiosi e ricercatori, si aggiungono immagini negli anni successivi e le ricerche continuano... 
Ai turisti in visita alla Rocca vengono fatte ascoltare tutte le registrazioni. Le reazioni rimangono tuttora le più diverse, se non addirittura contrastanti. Ad alcuni sembra un pianto di bambina, ad altri una risata, molti dicono di sentirci una voce, di distinguerci una parola, tanti altri sostengono di non sentirci né più né meno che vento e pioggia nel temporale. 

Lasciando libera l’interpretazione, vi invitiamo a visitare il Castello, affinché anche voi possiate formarvi un personale giudizio sulla cosa.
Per quanto mi riguarda farò il possibile per esserci il 21 giugno!

grilly
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